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Ragione e Sentimento, Sguardi sull'Ottocento in Toscana

Ragione e Sentimento, Sguardi sull'Ottocento in Toscana 

 

Una mostra alle Reali Poste nell'ambito del "Genio Fiorentino" permette di attraversare l'intero secolo, documentando attraverso una selezione degli autoritratti della raccolta degli Uffizi, fisionomie, caratteri e sviluppi della cultura figurativa toscana. La quotidianità dell'atelier, l'indole degli artisti, la loro militanza nei principali movimenti ottocenteschi.

 

Nella collezione degli Uffizi gli autoritratti dei pittori dell'Ottocento sono particolarmente numerosi, in prova che l'aspirazione ad essere presenti con la propria identità poetica nelle sale della Galleria non si era estinta col venir meno dell'impulso mediceo, ma aveva trovato nuovo alimento nei progetti della politica lorenese e quindi nell'interesse collezionistico dei direttori dell'Italia unita. Si tratta di un panorama pressochè completo, una sorta di dizionario degli artisti italiani e stranieri che consente di attraversare l'intero secolo documentando fisionomie, caratteri e, di conseguenza, i fatti cruciali della cultura figurativa che, in Toscana, ebbe esiti di grande rilievo anche in seno al panorama artistico nazionale. La mostra alle Reali Poste raccoglie dunque una selezione di pittori che, nel corso del XIX secolo, furono protagonisti di un dibattito estetico incentrato soprattutto sulla ritornante dialettica fra ragione e sentimento, fra ideale e reale, fra analogia della natura e osservazione oggettiva del dato: componenti che, d'altra parte, impegnarono i teorici del tempo in polemiche non estranee agli altri ambiti della cultura contemporanea, dalla letteratura alla musica ai fatti di costume, tanto che divenne naturale estendere i termini del dibattito critico alla moderna categoria di 'arti sorelle'. L'arco di tempo preso in considerazione ha suggerito inoltre di organizzare il percorso in quattro principali sezioni entro le quali distribuire gli autoritratti a loro volta accompagnati da disegni degli artisti stessi - scelti fra quelli conservati al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi - con la funzione di rendere evidente la matrice stilistica di ogni pittore, quasi spiandola nella quotidianità dell'atelier; oppure di rivelare componenti significative della loro indole, o ancora di dimostrare la militanza di alcuni di essi nei movimenti che caratterizzarono il secolo: quelli che appunto scandiscono le quattro 'stazioni' della mostra. La corte di Elisa Baciocchi, disegnata e poi dipinta da Pietro Benvenuti, inaugura il percorso alludendo sia al magistero accademico del pittore aretino che allo scenario di eleganza neoclassica entro il quale si muovevano i massimi rappresentanti della cultura del tempo: da Canova, ritratto mentre presenta alla granduchessa la sua effigie ideale, agli stranieri come Francois-Xavier Fabre che dalle stanze della contessa d'Albany diffondevano a Firenze il gusto internazionale del grand tour. L'autoritratto di Giuseppe Collignon ricorda la presenza dei toscani a Roma in anni di grande fervore sperimentale ma anche di gravi sommovimenti politici, che favoriranno l'emigrazione a Firenze dei francesi Louis Gauffier e Bénigne Gagnereaux con il conseguente apporto di aggiornamenti figurativi, sull'onda dell'esperienza davidiana e della cultura mitteleuropea, evidenti ad esempio nella posa 'filosofica' dell'autoritratto di Antonio Fedi. Nel lungo periodo del governo di Leopoldo II il dibattito fra 'classici' e 'moderni' condurrà al superamento delle rigorose analogie neoclassiche in favore prima del purismo di Lorenzo Bartolini, quindi dell'emozione romantica tradotta nelle coinvolgenti narrazioni della pittura di storia o nelle inchieste sulla natura e i suoi aspetti relativi verificabili nelle opere di Luigi e Giuseppe Sabatelli, ma soprattutto in quelle di Giuseppe Bezzuoli, che adeguava i generi della pittura al livello da essi raggiunto nei quadri storici di Francesco Hayez. Il paesaggio trovava nello stesso tempo interpretazioni sentimentali nelle opere di Giuseppe Canella, il cui autoritratto esprime l'intenso temperamento dell'uomo romantico, mentre i puristi militanti nella compagine dei nazareni, come Carl Vogel von Vogelstein, avrebbero trovato alla scuola di Luigi Mussini una soddisfacente risposta in merito all'idea di un'arte nutrita dal culto dei 'primitivi' e quindi basata sul primato del disegno. La 'scoperta' del vero, sulla metà del secolo, introduce alla crisi dell'autorità accademica e al manifestarsi di concezioni estetiche portate in Toscana dal napoletano Domenico Morelli e fatte proprie dai giovani del Caffè Michelangiolo che, sulla base dell'indagine oggettiva sui dati del reale, affidano alla poetica dei colori complementari e alla sintesi della forma la loro aspirazione a superare i resistenti canoni dell'Accademia. Raffaello Sernesi, fra i primi, dipinge vedute essenziali ma vivide di luce naturale; Giovanni Fattori si applica invece ai temi della storia moderna, introducendo nella rappresentazione l'analisi dei sentimenti e la nobilitazione dei gesti del lavoro; di pari passo Amos Cassioli e Giovanni Boldini riformano il genere del ritratto, inteso come folgorante istantanea sulle peculiarità dei caratteri. La dialettica fra Naturalismo e Accademia, manifestata al massimo grado dal capolavoro di Antonio Ciseri, i Maccabei, provoca con le sue alterne vicende il superamento della poetica macchiaiola a favore di nuovi dialoghi con l'arte europea: la pittura dei campi di Giuseppe Cannicci integra problemi sociali e qualità estetiche nel senso voluto dalle più aggiornate correnti del tempo; la pittura di storia di Ussi e di Sorbi corrisponde alla fortuna dei contemporanei revivals di matrice anglosassone; l'arte fiorentina, nelle sue componenti molteplici dimostra insomma, alla fine del secolo, di aprirsi alla cultura europea condividendone il clima intensamente letterario e favorendo, anche grazie alla presenza in città di pittori stranieri come Arnold Becklin, il consolidarsi di inquieti estetismi. Gli sguardi degli artisti ci raccontano questa secolare vicenda e la mostra ne vuole fissare, sullo sfondo di inedite 'mattinate fiorentine', la presenza vitale e coinvolgente. Carlo Sisi