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I mai visti V - Nel giardino di Eden e nelle Selve d'Olimpo

 

Due meriti per una mostra 

 

Come è ormai tradizione,l'appuntamento natalizio alle Reali Poste offre l'opportunità di ammirare opere provenienti dai Depositi degli Uffizi. La scelta quest'anno privilegia il tema del nudo nell'arte sacra e profana. Dall'Antico Testamento alla Nuova Alleanza,con uno sguardo al contemporaneo.

 

I mai visti - Nel Giardino di Eden e nelle Selve di Olimpo Ideata e curata da Antonio Natali per l'ormai consueto appuntamento natalizio promosso dagli Amici degli Uffizi,la mostra 'Nel giardino di Eden e nelle selve d'Olimpo', che si terrà alle Regie Poste, ha, oltre al resto, almeno due meriti principali: quello di affrontare un tema indubbiamente fondamentale, per più ragioni, nella storia dell'arte;e quello di utilizzare opere provenienti dai depositi degli Uffizi, aggiungendo, così, un'altra significativa tessera al sorprendente puzzle dei 'Mai visti', ossia delle opere sconosciute al pubblico perchè custodite nelle giacenze della Galleria. La distinzione operata da Natali fra il nudo usato a fini sacri o profani, indirizza a una lettura assai complessa e intrigante delle immagini proposte. Il curatore invita l'osservatore ad individuare, nell'accorta sequenza delle opere della prima sezione,il filo rosso che partendo dal VecchioTestamento,giunge alla Nuova Alleanza,tramite il sacrificio di Cristo. Il passaggio alla seconda sezione avviene con dipinti il cui soggetto,pur desunto dalla narrazione biblica e mostrando virtù e tentazioni umanissime, ci avvia all'amor profano,con Venere come figura centrale. Si finisce con un excursus nel nudo del Novecento utilizzando tre autoritratti donati dagli autori agli Uffizi. L'esposizione inizia con una serie di episodi dal Vecchio e Nuovo Testamento fra cui un Adamo ed Eva, copia da Frans Floris, con un Adamo assai bello e ancora perplesso,che cinge con un braccio la sua Eva già  consapevole e perciò adombrata da un ramo di foglie come una Dafne: i due progenitori sono sull'orlo del precipizio, ma non sembrano accorgersene. Come la nudità  è in essi simbolo di assoluta innocenza tanto che fino alla trasgressione indotta da Lucifero, circoleranno felici e inconsapevoli nell'Eden così essa diviene maliziosa appena mangiato il fatale frutto. Si aprirono allora gli occhi di ambedue e conobbero che erano nudi; perciò cucirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. (....) Allora il Signore Dio chiamò l'uomo e gli domandò: 'dove sei?' Rispose: (....) 'ho avuto paura perchè io sono nudo e mi sono nascosto' Riprese: 'Chi ti ha indicato che eri nudo? Hai dunque mangiato dell'albero del quale ti avevo comandato di non mangiare?'(Genesi3, 7-11; trad. E.Testa). Ohimé troppo tardi si accorgeranno del fatale errore:un Adamo irriconoscibile,ormai provato nello spirito e nel corpo,in un dipinto del tedesco J.C.Loth, dovrà piangere poco dopo l'innocente Abele e - si suppone - ancor più commiserare l'altro figlio divenuto assassino. Ma la via della Salvezza non tarda ad aprirsi (chissà se il nostro tempo umano corrisponde al tempo sovrumano: forse è solo un inconcepibile istante) con la Crocefissione attribuita a Santi di Tito e una Pietà del veronese Fra' Semplice, in cui il corpo del Salvatore è maculato e segnato dall'estrema sofferenza, ma pronto a divenire 'pane celeste' per l'umanità nell'opera successiva del Poppi, Cristo morto fra gli angeli. Comunque la nudità continua ad essere simbolo quanto meno di una esistenza creaturale inerme, secondo natura e quindi incolpevole, non solo in Cristo battezzato o crocifisso o deposto (non per niente definito 'nuovo Adamo' da San Paolo), ma anche nella Chiesa dei martiri:valga per tutti il San Sebastiano, uno dei soggetti preferiti da tutta la pittura dell'Umanesimo cristiano,rappresentato in mostra da una tavola di scuola ferrarese, di grande qualità, che non sfigurerebbe nelle sale della Galleria. Altra variazione sul tema, a mezza strada fra sacro e profano, come suggerisce l'interpretazione di Natali (ma naturalmente ogni visitatore guarderà ciascun quadro a proprio gusto e piacere), può essere il 'nudo'nei casi di 'castità insidiata'; e qui le rappresentazioni si sprecano,forse per l'argomento un po' pruriginoso.In mostra abbiamo un grande dipinto di Guido Reni con una Susanna e i vecchioni, florida secondo il gusto dell'epoca (e pur sempre, forse,dei vecchioni),casta nella sua nudità e con un'espressione decisamente contrariata. Meno casta, giustamente, la moglie di Putifarre che non per niente insidia il giovane Giuseppe nella luce tempestosa di Cecco Bravo. Passando al 'profano', nel Rinascimento il 'nudo' riprende la sua funzione sostanzialmente erotica o allegorica per il gusto dell'imitazione dell'antico. L'opera più illustre della rassegna,per l'autore, Tiziano e bottega,e per la provenienza - donata da Paolo Giordano Orsini a Cosimo II de' Medici presente in Galleria dal 1635 e solo più tardi alloggiata nei depositi - è certamente la grande tela di Venere e Cupido, che sprigiona,per la sensuale nudità della dea vestita solo di un giro di perle, una notevole carica erotica; ma anche, se guardiamo bene, propone una sorta di tregua con il figlio Cupido, che ha lasciato ai piedi della madre frecce e faretra; nonchè con quei dulcia furta, così cari alla mutevole dea dell'amore, per un poco, forse, fedele come vorrebbe indicare il cagnolino ai suoi piedi. Pure nel "Ratto di Ganimede" del Gabbiani sembrano presenti ambedue i messaggi,quello erotico e quello allegorico. Il ragazzo non appare troppo spaventato dal becco e dagli unghielli del suo rapitore, Giove\aquila: sarà perché crede di ascendere al cielo, come pensavano gli allegoristi; o forse perché,volare trasportato da un uccello così possente, è pur sempre una bella avventura. Anche questo era un quadro da tornare a vedere, tanto più che, eseguito nel 1700 per il principe Ferdinando ' Medici, era stato esposto agli Uffizi, nella sala dell'Ermafrodito, fino all'Ottocento. Del resto, pur nell'allegoria dichiarata del Furini, è difficile non cogliere un raffinato erotismo:la figura femminile, dall'espressione dolce ma tutta concentrata in se stessa,sembra agire piuttosto in un gesto di egoismo che non di parsimonia. Nei tondi di Giovanni da San Giovanni, affreschi per la corte, detti anche 'capricci', eseguiti per don Lorenzo de' Medici, il mito vale in quanto tale, come divertissement ripreso dall'antico e semmai con qualche allusione satirica ai contemporanei. La mostra si chiude,con una svolta dinamica assai interessante,con 'modelli di Narciso', cioè autoritratti di artisti contemporanei. Abbiamo un Fallani 'pop', fresco delle esperienze americane anni Sessanta, in atto di spogliarsi e nient'affatto scontento di sè, del suo torace ancora accettabile; l'ungherese Laszlo Lakner,in un nudo iperrealistico e tecnologico,come recita la didascalia, 'Autoritratto con autoscatto'; ma soprattutto, a togliere ogni illusione al narcisismo più ostinato, un Rauschenberg radiografato,sezionato e scarnito fino all'osso, deinde accadaver, l'immagine insomma della nostra vera nudità.

 

Anna Maria Piccinini