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2017 – Adorazione dei Magi (1481-1482 circa)

La presentazione al pubblico dell’Adorazione dei Magi di Leonardo della Galleria degli Uffizi al termine del progetto di studio e di conservazione compiuto dall’Opificio del Pietre Dure racchiude in sé molti e interessanti significati. Il primo, che certamente risalterà evidente agli occhi di tutti, è l’accresciuta possibilità di leggere i valori espressivi dell’opera, ottenuta grazie a una leggera pulitura dello spesso strato di materiali sovrappostisi nei secoli che la ottenebravano e che rappresentavano anche un serio problema conservativo per l’effetto di strappo superficiale che abbiamo potuto rilevare e documentare. Appare ora evidente l’uso inconsueto della superficie della tavola, usata da Leonardo come un foglio del suo taccuino sul quale studiare la posizione di alcune figure con numerosi successivi cambiamenti. Questo aspetto consente adesso di penetrare più a fondo nel processo creativo del pittore e, grazie al livello di conoscenza reso oggi possibile dalle indagini diagnostiche, di cercare di comprendere la genesi artistica di questo straordinario capolavoro. Impiego volutamente questo termine, “capolavoro”, verso il quale nutro normalmente una certa diffidenza, poiché troppe volte abusato a puro scopo pubblicitario, in quanto alla data della sua realizzazione l’Adorazione dei Magi costituiva una novità sconvolgente per il mondo artistico fiorentino e, a ben guardare, racchiudeva in sé alcune idee pittoriche che l’artista avrebbe sviluppato nelle sue opere successive, dagli studi per la Battaglia di Anghiari, al San Girolamo della Pinacoteca Vaticana, sino alla Vergine delle Rocce, nelle sue due versioni. Grazie alla metodologia propria dell’Opificio, molte sono state le osservazioni sulla tecnica artistica impiegata, a iniziare dalla complessa organizzazione prospettica dello spazio, sulla quale si è poi dispiegata la fervida creatività dell’artista nell’invenzione delle figure con le loro varie connotazioni psicologiche, sino all’inedita conclusione che il dipinto ha sicuramente subito una leggera riduzione dimensionale nella parte inferiore e una, per ora inspiegabile, alterazione in quella opposta. Poiché le opere d’arte sono prima di tutto delle strutture nelle quali la materia consente la vita nel tempo dei significati immateriali, grande attenzione è stata rivolta nel progetto dell’Opificio delle Pietre Dure ai problemi del supporto ligneo, che presentava complete separazioni tra le assi le quali avevano iniziato a interessare direttamente la superficie pittorica e che, nel tempo, avrebbero potuto creare gravi danni. Risanamento della struttura, miglioramento della funzionalità dell’insieme e provvedimenti di conservazione preventiva sono stati quindi predisposti e attuati sulla base delle conoscenze e delle esperienze dell’Opificio.

Sono perciò grato alla precedente Direzione della Galleria degli Uffizi che ci ha affidato questo fondamentale dipinto e a quella attuale, che ha voluto sottolineare con questa esposizione il lavoro compiuto dall’Opificio delle Pietre Dure, per la fiducia e l’amichevole collaborazione, con un proficuo e costante scambio di idee durante tutte le fasi del progetto. Ringrazio gli Amici degli Uffizi per aver generosamente supportato finanziariamente questo lungo e complesso intervento con rara sensibilità e vera passione. Sono grato anche alla Getty Foundation per il sostegno fornito al reparto di restauro dei supporti lignei tramite il progetto Panel Paintings Initiative, che ci ha consentito di mantenere in vita e trasmettere al futuro le competenze esistenti in questo àmbito. Importante è stato anche il contributo di tutti gli studiosi, colleghi ed esperti nazionali e internazionali che ci hanno fatto visita in laboratorio, consentendoci il necessario confronto durante il restauro, che ci ha confortato sulla qualità dei risultati ottenuti. Quale Direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, infine, non posso che essere orgoglioso dell’attività del gruppo di lavoro, appositamente costituito, che ha prodotto il risultato che qui si presenta: restauratori, storici dell’arte, esperti scientifici, ma anche tutto il personale dei vari uffici e servizi che hanno contribuito alla realizzazione di questa impresa che rimarrà certamente nella storia del nostro Istituto. Poiché cospicuo è il materiale prodotto sia nella fase di ricerca sia in quella operativa, sono previsti ulteriori momenti di presentazione e di approfondimento dei temi connessi con l’intervento di conservazione.

In conclusione, siamo orgogliosi di poter riconsegnare agli Uffizi e alla fruizione del pubblico un’Adorazione dei Magi in migliori condizioni di conservazione dei suoi materiali e di più chiara lettura dei suoi straordinari valori espressivi.

 

Marco Ciatti

Soprintendente Opificio delle Pietre Dure